Cannabusiness in aumento

Ultimo aggiornamento: 18.11.19

 

Il fenomeno dei growshop è in continua crescita: cosa si può trovare al loro interno? E cosa dice la legislazione in merito, in Italia e nel mondo?

 

Oggi si sente sempre di più parlare di growshop italiani ma di cosa si tratta e a cosa servono? Un growshop non è altro che un negozio specializzato in articoli e attrezzature inerenti al giardinaggio e alla coltivazione ma con un’attenzione particolare a tutto ciò che riguarda la canapa. In pratica si tratta di un punto vendita di settore per gli amanti della cannabis, a volte con annesso angolo di degustazione di prodotti affini.

Secondo l’ultimo censimento del 2019 effettuato da Magica Italia, il numero di growshop presenti nel nostro Paese ha superato i 700 punti vendita. Tutto ciò ha dato origine a un vero e proprio “cannabusiness” che ormai è sotto gli occhi di tutti. Se vi state chiedendo che cos’è Magica Italia, è il nome dell’unica guida nazionale della rivista Dolce Vita, dedicata al mondo della canapa. La testata ha messo in evidenza com’è incrementato il numero di negozi di cannabis legale rispetto agli anni precedenti 2017 e 2018.

In cima alla classifica delle regioni con più growshop attivi troviamo rispettivamente Roma, Milano e Torino; a seguire Veneto ed Emilia Romagna, che hanno avuto degli exploit di crescita non da poco.

 

Che cosa vende un growshop?

Se non avete mai visitato un growshop, sappiate che è possibile trovare davvero tanti prodotti interessanti che potrebbero catturare la vostra attenzione. Un negozio di questo tipo si divide in quattro principali categorie: headshop, hempshop, smartshop e seedshop. Vediamo insieme cosa trattano nello specifico questi negozi. Se vi imbattete in un headshop, potrete trovare diversi articoli per fumatori, quali: vaporizzatori, bong, cilum, narghilè, cartine, posaceneri, accendini e tanto altro ancora. Continuando il tour passiamo agli hempshop ovvero negozi che vendono prodotti strettamente legati alla canapa o derivati dalla stessa: cosmetica, abbigliamento, alimenti, riviste, libri, dvd e oggetti affini.

Se visitate uno smartshop, avrete l’opportunità di acquistare sostanze psicoattive legali nella fattispecie integratori o preparati di origine naturale e sintetica. Per ultimo ma non per questo meno importante abbiamo i seedshop, in cui vengono venduti vari semi di canapa.

Un growshop include tutto ciò ma può contenere anche molto di più, infatti alcuni centri offrono degustazione di prodotti alimentari e info-point; insomma dei veri e propri punti di riferimento per tutti gli amanti della cannabis.  

 

 

Prodotti più venduti

Tra i prodotti più venduti e più richiesti nei growshop italiani nel 2018, al primo posto troviamo la cannabis light, vale a dire le infiorescenze di cannabis con un tasso di THC legale contenuto all’interno. Subito dopo troviamo i semi di canapa, che nel nostro Paese vengono venduti solo ai fini collezionistici. A tal proposito è molto interessante sapere che tra le tre più importanti varietà e incroci di specie come la Sativa, la Indica e la Ruderalis, esistono almeno 300 varianti. In terza posizione nella classifica troviamo gli articoli per il giardinaggio e la coltivazione, come i fertilizzanti, le lampade e le serre domestiche.

 

Il fenomeno economico europeo

Ebbene sì, il growshop è un vero e proprio fenomeno in espansione, legato non solo al mondo dei consumatori ma anche alla realtà imprenditoriale e industriale che hanno fiutato l’affare di questo inarrestabile trend. Se analizziamo la situazione da un punto di vista economico, non potrà non balzare all’occhio che negli ultimi anni il mercato si è suddiviso in tre forme strutturali: il piccolo punto vendita di proprietà, i punti vendita in franchising e le distribuzioni, che vanno a rifornire le prime due categorie assicurando loro i prodotti in piccole e grandi quantità.

Secondo i dati dello European Cannabis Report, nei prossimi 10 anni, l’Europa potrebbe farsi vanto di avere la più grande fetta del mercato di canapa mondiale con un valore stimato di 115 miliardi di euro, cifra da far girare la testa.

 

La situazione negli USA

Ovviamente arriva anche la risposta da oltreoceano, dove il trend non sembra essere da meno rispetto a quello europeo. Ventinove stati del continente nordamericano e il Distretto della Columbia, hanno approvato delle leggi che contemplano l’esenzione dal divieto di utilizzo di cannabis a uso terapeutico. Per citare un esempio, lo stato del Colorado e di Washington hanno legalizzato la canapa per uso personale, mentre Massachusetts, Maine, California, Nevada, Oregon, Alaska e Washington DC hanno scelto di legalizzare la vendita di cannabis a scopo ricreativo.

È avvenuto un vero e proprio effetto domino che ha coinvolto più stati, uno dopo l’altro. Per citare un altro esempio, il Vermont è divenuto il nono stato federato degli USA a rendere legale la canapa a scopo ricreativo e il primo a effettuarlo per via parlamentare.

Una medaglia al valore esemplare spetta al Colorado, che è stato il primo Paese a generare un sistema regolamentato anche per la canapa a uso ricreativo e grazie a ciò la popolazione sta iniziando a beneficiare di tutti i grandi vantaggi apportati a livello legislativo. Secondo i dati messi a disposizione dal governo, le tasse sulla cannabis e le licenze versate nel 2016, hanno creato un introito di 198 milioni di dollari.

 

 

Conclusioni

Le istanze e tutto ciò che ruota intorno a una buona economia del mondo growshop è sempre strettamente connesso alla richiesta di regole e di leggi chiare da parte dei governi e delle istituzioni. Inoltre è necessaria una grande campagna di sensibilizzazione da parte dei media e dell’opinione pubblica, che devono collaborare per abbattere i pregiudizi e la disinformazione su tale tema, in modo da rendere tutto chiaro e trasparente sotto il faro della legalità.

Va anche liberalizzata la coltivazione domestica, tutelata da adeguate normative. Solo in questo modo si potrà istituire una vera e propria collaborazione tra i governi e le filiere di produzione, che saranno ben liete di contribuire al gettito fiscale e contemporaneamente al contrasto del traffico illecito delle droghe in mano alla criminalità organizzata.

 

 

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