Essere pagati per fumare la cannabis

Ultimo aggiornamento: 18.11.19

 

L’iniziativa a opera di un’azienda californiana, che cerca venti ambasciatori pronti a diffondere la conoscenza del proprio marchio.

 

Il web, si sa, è pieno di bufale e quella di essere pagati per fumare della cannabis sembra essere proprio una di queste. Attenzione, però: ci sono davvero delle aziende che hanno deciso di retribuire alcuni utenti in cambio proprio di prestazioni del genere.

 

Heavy Hitters in California

La California è uno degli stati che hanno legalizzato la marijuana, per quanto concerne vendita e consumo, a scopo ricreativo. Ha colto così la palla al balzo l’azienda Heavy Hitters, produttrice di vaporizzatori e di altro relativo alla cannabis: con lo slogan “Travel. Smoke. Weed. Get paid” ha lanciato la sua idea molto originale.

In cosa consiste? Nella ricerca di ben venti ambasciatori, disposti a un grande, grandissimo sacrificio: viaggiare in California, soggiornando tra i resort di lusso di proprietà dell’azienda, diffondendo il brand sia fisicamente, sia sui social media come Twitter e Facebook.

L’impresa deve durare circa un anno, con il compito preciso di documentare tutto anche sul proprio blog, da creare ex novo. Quali sono i requisiti da avere per diventare un ambasciatore? Prima di tutto avere una grande capacità di comunicazione, fondamentale per una buona pubblicità del brand, che concerna sia la scrittura sul web, sia l’attività sui social. Sarà inoltre richiesto al candidato di girare dei video, scrivere report e articoli riguardanti le varie manifestazioni alle quali parteciperà, aggiungendo fotografie che testimonino l’attività.

Per quanto riguarda il compenso, si tratta di 1.200 dollari al mese più 500 di benefit, come forniture di cannabis e di prodotti correlati. Le spese di viaggio saranno pagate dall’azienda, per cui il guadagno dell’ambasciatore non sarà propriamente dei più bassi.

Come candidarsi? Basta girare un video nel quale si parla di sé, del perché si ama il marchio e dei motivi per i quali si dovrebbe essere scelti come ambasciatori. Si deve poi caricare il filmato su Youtube e condividerlo sul profilo Instagram, taggando l’azienda.

 

 

La bufala sulla Nasa

Poco tempo fa si era diffusa la notizia secondo la quale la Nasa era alla ricerca di partecipanti a un esperimento molto interessante. Si trattava di “Rest Studies”, ovvero dello stare distesi a letto e fumare diversi tipi di sostanze per 70 giorni di seguito.

La ricompensa faceva gola un po’ a tutti: ben 18.000 dollari per starsene in totale relax, con la possibilità però di fare chiamate, giocare ai videogiochi o leggere un libro. Per quale motivo la Nasa voleva effettuare questa ricerca? Naturalmente per aiutare gli astronauti durante i loro viaggi, spesso lunghi, in orbita.

Era suo interesse verificare gli effetti della microgravità sul corpo umano, sia a livello muscolo scheletrico, sia cardiocircolatorio, in modo da identificare gli eventuali problemi e mettersi alla ricerca di altrettante soluzioni. Inoltre la Nasa avrebbe deciso di creare due gruppi differenti: uno avrebbe dovuto rimanere a testa in giù, utilizzando attrezzature speciali e fumando marijuana, l’altro sarebbe invece stato libero di muoversi in maniera limitata e cioè solo per specifiche operazioni.

Arriviamo alla conclusione: si tratta di una bufala a metà, in quanto la Nasa ha fatto veramente esperimenti del genere ma non ha mai incluso specificatamente l’utilizzo della cannabis durante queste ricerche.

 

Il caso (vero) in Francia

Siamo nel 2014 quando l’Ospedale di Nancy, in Francia, cerca personale da assumere per fumare la marijuana e aiutare nella ricerca sugli effetti di questa sostanza al cervello. L’idea partiva dalla mancanza di informazioni sulle conseguenze di un’assunzione costante di cannabis, ovvero su come agisca provocando deficit cognitivi o alterazione della memoria.

L’intento era quello di verificare la retina, che costituisce una parte del cervello: a questo studio sono stati invitati a partecipare 180 volontari, suddivisi in tre gruppi con età variabile dai 18 ai 55 anni. Un prerequisito era quello di usare la cannabis da almeno un anno tutti i giorni della settimana, ma furono inclusi anche i fumatori di tabacco e i non fumatori.

Il risvolto positivo della ricerca era anche l’intenzione del capo del progetto di aiutare, al termine dell’esperimento, chi avesse sviluppato in precedenza una dipendenza da marijuana a uscire dal tunnel.

 

La startup italiana che paga per fumare cannabis

Cannabeasy è una startup che svolge la sua attività consegnando a domicilio sia le infiorescenze, sia gli accessori per impiegarle. La sua idea è quella di reclutare tre tester ai quali inviare campioni di cannabis legale e di pagarli per avere il loro parere in merito.

Il fondatore dell’azienda, Francesco Albano, spiega il perché: lo scopo è quello di conoscere più informazioni possibili, come il profumo, gli effetti e il gusto, in modo da offrire ai clienti uno specchietto il più possibile fedele alla realtà.

Per essere reclutati, basta andare sul sito dell’azienda, cliccare nella sezione Lavora con noi, selezionare Tester e inviare il proprio curriculum aggiornato, corredato da fotografia e lettera motivazionale, nella quale si spiega il perché dovrebbero scegliere proprio voi.

Se sarete così fortunati da essere scelti, riceverete a casa un campione del prodotto, da testare per circa sei ore a settimana, con una retribuzione di 6 euro all’ora. Terminata la prova, i selezionati dovranno poi compilare una scheda standard, inviata dall’azienda, con i loro commenti in merito ai prodotti.

 

 

Il business della cannabis

Il mercato della cannabis legale è in forte espansione nel nostro paese: anche per questa ragione si cercano figure che possano sperimentare alcune varietà, in modo da differenziare il proprio shop dagli altri.

Ricordiamo sempre quale sia la variante legale e quale quella illegale: tutto si basa sul contenuto di THC, il principio attivo che costituisce la parte psicotropa e che deve essere limitato tra lo 0,2 e lo 0,6 %. La parte restante, il CBD, è invece ciò che agisce sul corpo apportando i benefici senza alterazioni dello stato.

Potrete trovare diversi modi per assumere questa sostanza: tramite vaporizzatore ma anche sotto forma di olio o addirittura in capsule. Il decotto, meno efficace, è però sempre una via attraverso la quale godere dei benefici di questa preziosa pianta.

 

 

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