Juul, la sigaretta elettronica che vale 38 miliardi

Ultimo aggiornamento: 15.11.19

 

In America è molto diffusa la sigaretta elettronica di Juul, che ha conquistato i giovani per la sua forma simile a una chiavetta USB.

 

Juul Labs è un’azienda che deve la sua fortuna alla sua sigaretta elettronica, molto diffusa tra i giovani americani. Nonostante si tratti di un marchio nato davvero di recente, circa tre anni, è diventato presto importante proprio in seguito alle vendite dei suoi prodotti.

 

Cosa attrae i giovani

Il punto di forza della Juul è la sua forma di una chiavetta USB, che fa apparire agli adolescenti lo svapare come un gioco. Un altro elemento che convince molto è la grande quantità di aromi a disposizione, che piacciono davvero tanto a chi non si rende conto di fumare anche nicotina, diventandone dipendente. La nuvola di vapore prodotta è talmente esile che sparisce subito, tanto che molti giovani riescono a nascondere di fumare anche a scuola, per quanto questa pratica sia vietata tanto agli studenti quanto ai professori.

Larga 1,5 cm e lunga 9 cm, la sigaretta si incastra con le cartucce ai vari gusti, ognuna delle quali assicura almeno 200 svapate. Non manca inoltre un costo molto basso, che fa gola a chi ancora non guadagna denaro.

Fattori del genere non vanno ad attrarre solo i giovani ma anche i giovanissimi, che vogliono imitare i più grandi.

 

 

La differenza con la sigaretta elettronica tradizionale

Le cartucce di ricarica della Juul, a differenza di quelle tradizionali, contengono componenti organici tra i quali i sali di nicotina, oltre all’acido benzoico. Questo elemento è quello più pericoloso, in quanto agisce sul PH del liquido, lo abbassa e fa in modo che la nicotina arrivi in quantità maggiore nell’organismo e quindi più velocemente nel sangue.

Nel cervello giovane, aumentano i livelli di dopamina tanto che fumare diventa ancora più piacevole e lo si fa nonostante si sia a conoscenza dei danni causati dalla nicotina.

 

La regina delle sigarette elettroniche

Il picco di vendite ha fatto diventare appetibile il marchio al colosso Altria, che ha valutato il valore del brand per una cifra pari a 38 miliardi di dollari. Ciò a cui punta è impadronirsi di una quota pari ad almeno il 35%, in modo da aumentare i propri introiti già consistenti.

Juul supera quindi molte startup e società non quotate, includendo addiritture quelle hi-tech che, solitamente, costituiscono il vertice. Per capirci, vale molto di più di colossi americani come Airbnb o Space X, che hanno raggiunto i circa 30 miliardi di quotazione.

Non solo: ha superato Pinterest ed è stata addirittura paragonato a società già quotate come la Delta Airlines. Considerando tutti questi aspetti, ci rendiamo conto di come il suo valore di mercato sia veramente esponenziale.

 

Nata a San Francisco

L’azienda, nata a San Francisco, dove oggi ha il suo quartier generale, ha raggiunto i 1.500 dipendenti ma è in continua crescita, visto che il suo giro d’affari annuale si aggira attorno ai due miliardi di dollari, con un margine di profitto addirittura del 75%. Un progresso del genere ha fatto naturalmente ideare all’azienda un progetto di espansione, che per ora ha raggiunto Canada, Gran Bretagna, Russia e Israele.

Le sue mire vogliono includere presto anche l’Asia e l’Europa continentale, per cui un colosso come Altria non ha alcuna intenzione di farsi sfuggire una quota della ricca torta.

A causa di un declino del consumo del fumo tradizionale, che ha comportato una consistente perdita alla società, la sua attenzione è stata attirata da aziende come Cronos, un colosso canadese che tratta cannabis, del quale ha rilevato una quota pari a 1,8 miliardi.

L’acquisizione da parte di Altria comporterà anche una diffusione immediata in altri Paesi, tra i quali non mancherà anche l’Italia.

 

La diffusione

Il fenomeno si è diffuso a macchia d’olio, tanto che non si parla di svapare ma di juulare: è stato infatti coniato appositamente il vero to juul per indicare l’uso di questa e-cig. Questo fa capire sia quanta familiarità abbiano i giovani con il prodotto, sia quanto venga sottovalutata la sua pericolosità.

Fumare un pod, ovvero una cartuccia di ricarica, che equivale, come detto a 200 usi, equivale, in cinque settimane, ad aver fumato ben 100 sigarette, ovvero a essere un vero fumatore.

 

 

La polemica

Anche se gli aromi di per sé non dovrebbero causare problemi, nonostante le sostanze non siano regolamentate e quindi non si possa essere tranquilli al 100%, il vero inghippo sta nel fatto che Juul è una e-cig ricca di nicotina. Negli USA le cartucce possono contenerne addirittura 50 mg, mentre in Gran Bretagna non si supera il limite imposto di 20 mg.

Negli Stati Uniti ben uno studente su cinque al liceo fa uso di sigarette elettroniche, ben tre milioni di adolescenti. Un dato veramente preoccupante, nonostante vari provvedimenti presi dal FDA, che ha avviato delle inchieste sugli effetti e messo al bando la vendita di aromi graditi dai giovani, tanto da portarli all’acquisto di e-cig.

Nelle scuole si è provveduto a eliminare l’uso delle chiavette USB, per evitare che richiamassero la Juul e anche a rimuovere le porte dei bagni, per dissuadere gli studenti a usarle. Il fattore che porta maggiormente questo pubblico allo svapare è proprio la profumazione del liquido, ma anche Juul ha cercato di ovviare al problema, eliminandone alcune tranne la menta, che non è tra le più gettonate. Inoltre l’azienda ha offerto il suo appoggio per aiutare le scuole a educare i giovani sul corretto uso di Juul e sulla dipendenza da nicotina.

Un aiuto in più lo dà anche il divieto alla vendita verso i minorenni: questa limitazione viene purtroppo superata tramite il commercio online, in quanto sul web è possibile acquistare liquidi ed e-cig fingendo di essere maggiorenni. Il sistema dell’azienda, però, fa in modo di verificare, tramite l’inserimento dei dati, che chi acquista abbia almeno 21 anni.

Tuttavia Juul ammette di avere difficoltà in merito alla vendita su altre piattaforme, come Ebay o Craigslist, dove questi controlli non vengono effettuati.

 

 

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