Le cuffie in grado di farvi parlare tutte le lingue del mondo

Ultimo aggiornamento: 15.11.19

 

Il tempo da dedicare a uno o più corsi di lingua è poco? Ecco le cuffie che possono risolvere il problema, traducendo in automatico l’idioma in ascolto.

 

Per comunicare con chi non parla il vostro idioma, da oggi non è più necessario fare un corso di lingue, che sarebbe davvero dispendioso se avete bisogno di conoscere parecchie. Google ha infatti lanciato un paio di cuffie che potrebbero rivoluzionare la comunicazione.

 

Le Pixel Buds

All’apparenza le Pixel Buds, così si chiamano questi auricolari, appaiono come un normale e anonimo paio di cuffie, caratterizzate dalla tecnologia Bluetooth e da un cavo che permette di tenerle insieme e di non perderle.

Oltre alla custodia, molto simile a quella da usare per gli auricolari di Apple, in grado di fungere da powerbank, il loro punto di forza è la possibilità di comandarle tramite il movimento delle mani: muovendole dall’alto verso il basso o toccando uno dei due elementi è possibile gestire la riproduzione musicale. Per avviare, invece, l’assistente di Google è sufficiente tenere puntato il dito contro l’auricolare destro.

La vera innovazione di questo oggetto è però proprio la capacità di comprendere ciò che viene detto attraverso il microfono o che arriva in cuffia e di tradurre simultaneamente nella lingua desiderata tra le 40 a disposizione.

Google aveva già ideato un’applicazione in grado di fare proprio questo, ma integrare questa funzione in un paio di auricolari è un passo in avanti. In realtà esisteva in commercio già un prodotto simile, che andiamo ad analizzare, ovvero le Dash Pro di Bragi.

 

 

Bragi ha messo le basi

La Bragi è un’azienda che ha messo in commercio nel 2017 un paio di cuffie Bluetooth ovvero un modello perfezionato del precedente, con una qualità audio migliorata e un’autonomia pari a 5 ore di uso continuo. Ma la vera novità associata a questo prodotto è stata la funzione iTranslate, contenuta all’interno di Bragi OS 3.0: attraverso l’applicazione, da scaricare sullo smartphone, è infatti possibile avere in simultanea la traduzione della lingua nella quale parla l’interlocutore, se diversa dalla nostra.

Questi auricolari hanno segnato una vera e propria innovazione: naturalmente la spesa è stata commisurata alla funzionalità del prodotto, visto che negli Stati Uniti e in Canada il prezzo ha raggiunto i 329 dollari.

L’azienda ha anche messo a disposizione una versione personalizzata, con una maggiorazione nel costo, che ha così raggiunto i 499 dollari. Viene da sé che le Pixel Buds comportano una spesa molto inferiore: soli 159 dollari negli Stati Uniti. Sono compatibili però esclusivamente, almeno per ora, con Pixel 2, ma potrebbero in futuro andare bene anche per Android e iPhone.

 

Il problema della privacy

Un problema abbastanza importante, con un oggetto del genere, è la garanzia di privacy. I dati ricevuti dagli auricolari, infatti, vengono inviati allo stesso sistema impiegato da Google Translate. Questo vuol dire che vengono resi noti tutti gli argomenti di conversazione, esattamente come succede per Gmail.

Non solo: il sistema viene a conoscenza del luogo e del momento in cui la conversazione è avvenuta, comprende all’incirca l’età dei due interlocutori, in base al tono della voce, e anche, probabilmente, dello stato di salute, elementi preziosi per il marketing.

Nonostante i dirigenti di Google abbiano sottolineato come si siano fatti grandi passi avanti proprio in relazione alla tutela della privacy degli utenti, i dubbi restano specialmente perché il microfono resta sempre in ascolto e quindi è in grado di riconoscere i rumori di background come, per esempio, la musica.

Il punto focale è proprio questo: non viene attivato tramite un comando o un movimento, ma è sempre attivo. L’azienda però afferma che i dati vengono inviati solo allo smartphone e non a Google: non accade questo, però, per dispositivi molto simili, come gli speaker di Google Home. Per questa ragione l’incertezza resta, anche se diventa più o meno una cosa sicura, se pensiamo che il rispetto della privacy, al giorno d’oggi, è diventato un’utopia.

 

Progetti simili di aziende più piccole

Grazie ai siti di crowdfunding, che oggi aiutano le startup a realizzare i loro progetti, molte aziende hanno cercato di lanciare un prodotto molto simile ai Pixel Buds. Proprio su Kickstarter è comparso il progetto W2T, alla ricerca di finanziatori.

Questi auricolari (Controllare qui la lista delle migliori offerte ) sono wireless e consentono di comunicare in diverse lingue (per ora il cinese, il giapponese, inglese, francese, tedesco e spagnolo) utilizzando semplicemente un’applicazione. Oltre al vantaggio di questa funzione, il vero punto di forza è il costo: possono essere prenotati per soli 129 dollari.

Un’altra iniziativa per un paio di auricolari dello stesso tipo è stata quella lanciata su Indiegogo, sito sul quale una startup ha proposto i Mymanu Click+. Grazie a queste cuffie è possibile avere una traduzione simultanea in ben 37 lingue, oltre ad avere la garanzia di un utilizzo intuitivo e più semplice di quello di altri modelli.

Il loro punto di forza è il supporto cloud, che consente di individuare molto velocemente le parole da tradurre, in maniera molto affidabile. Il prodotto inoltre offre un servizio di musica in streaming e una qualità audio molto migliore rispetto a quella di auricolari simili.

Grazie alla tecnologia NFMI la riproduzione è molto valida ed è possibile usare l’applicazione Mymanu Play che offre musica in streaming. Non risulta conveniente però il costo: 239 dollari sul sito dell’azienda, che però è destinato a salire a ben 300 dollari.

 

 

Conviene o no?

Se dovete comunicare per lavoro in diverse lingue, il sistema proposto da tutte queste aziende diventa certamente più conveniente del frequentare una serie di corsi, oltre che meno cervellotico.

Considerare quale sia la soluzione meno impegnativa e meno dispendiosa vi aiuterà a recuperare parte del vostro budget, rendendo più semplice la vostra attività e non incorrendo così in imprevisti, come un altro linguaggio che può sempre costituire una barriera insormontabile, oltre che la perdita sicura di un cliente.

 

 

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