Pubblicità imperante, ecco come difendersi

Ultimo aggiornamento: 11.11.19

 

La pubblicità e gli spot sono da sempre uno dei metodi più semplici per avere fondi da investire nei propri contenuti e servizi. Un sistema che funziona fin dai tempi delle prime reti TV private e autofinanziate che necessitano di introiti continui per autosostenersi.

 

Chi investe nella pubblicità e perché?

A realizzare e distribuire gli spot pubblicitari che vedete ogni giorno sono grandi e piccole compagnie che vogliono rendere noto al grande pubblico il proprio brand e i propri servizi, convincendoli a optare per loro piuttosto che per la concorrenza. Gli spot si sono evoluti nel tempo e da semplici consigli per gli acquisti sono divenuti una vera e propria forma di intrattenimento che cerca di attirare lo spettatore con sketch comici, riflessioni filosofiche o vere e proprie storie che si evolvono pubblicità dopo pubblicità.

Gli esperti del settore sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo che possa colpire e restare impresso nella memoria degli spettatori, puntando magari anche a jingle insistenti e orecchiabili. C’è anche da dire che non sempre, però, sortiscono l’effetto sperato e qualche utente potrebbe iniziare a odiare quella particolare pubblicità.

 

 

Piattaforme

Dal TV e la radio, la pubblicità si è poi diffusa ampiamente anche su altri canali, primo tra tutti internet. Chi ha iniziato a navigare durante gli anni ’90 e i primi del nuovo millennio ricorderà la quasi totale assenza di spot pubblicitari sulla rete. Solo con la diffusione massiccia del web in tutte le case si è intravisto il potenziale degli spot che hanno iniziato ad apparire in tutte le pagine internet, generando introiti sia per chi doveva vendere un prodotto, sia per le pagine dei creatori di contenuti che hanno così potuto finanziare le proprie attività.

Da semplici banner che invitavano a cliccare per essere ridirezionati altrove, si è passati a un formato molto più simile a quello televisivo grazie alla creazione di YouTube, piattaforma su cui gli utenti possono condividere i propri video, divenendo un vero e proprio show business alternativo per le nuove generazioni. Il lavoro dello youtuber è oggi molto ambito proprio tra i giovani poiché permette di creare contenuti per l’intrattenimento mirati e guadagnare tramite pubblicità che vengono inserite da YouTube all’interno dei video stessi.

 

Pubblicità su misura

Il vantaggio delle pubblicità online, rispetto a quelle televisive, è che sono tarate in base al target. Siti come Facebook raccolgono i pattern comportamentali degli utenti sulla piattaforma come per esempio le notizie che leggono di più e il range d’età, elementi che aiutano a presentare contenuti sponsorizzati in base alle proprie preferenze.

Se siete per esempio dei videogiocatori il sistema sarà propenso a mostrarvi contenuti pubblicitari relativi a videogames e console, presentando quindi qualcosa che potreste trovare interessante. Questo sistema, chiamato “addressable TV” sta riscuotendo particolare successo e presto sembra arriverà anche sui vostri Smart TV, televisori che permettono di agganciarsi alla rete internet casalinga tramite un modulo wireless per mostrare contenuti in streaming o anche semplicemente navigare sul web dal divano.

Sempre più dispositivi ne sono dotati e nel giro di qualche anno risulterà lo standard per tutti i televisori, bisogna dunque prepararsi per avere una chiara comprensione del modello di business delle aziende che puntano a pubblicizzare i propri prodotti online piuttosto che tramite i classici canali televisivi.

 

Come difendersi?

Sebbene si tratti di contenuti ritenuti dall’algoritmo potenzialmente “interessanti” potrebbero divenire ben presto troppi, portando quindi l’utenza all’esasperazione (non si tratta di una novità dal momento che abbiamo già visto questo ciclo con la televisione, iniziando con il classico “Carosello” che intratteneva gli spettatori si è giunti a un modello aggressivo che non offre alcun beneficio per l’utente finale).

Viene in aiuto dei consumatori, però, il regolamento europeo, 2016/279, che prevede la necessità di informare preventivamente e con assoluta trasparenza gli utenti affinché possano decidere se dare il proprio consenso o meno, con il diritto di revoca in qualsiasi momento.

Non abbassate la guardia e verificate sempre l’integrità di chi vi propone tali contenuti pubblicitari, denunciando in caso contrario la mancanza alle apposite associazioni a sostegno dei consumatori. Le aziende potranno ricevere multe salate fino a ben 20 milioni di euro, non si tratta dunque di una violazione da prendere a cuor leggero.

 

Un mondo senza spot?

D’altro canto, esistono però anche utenti che cercano di aggirare completamente le pubblicità, portando quindi le aziende a perdite ingenti. Per far fronte all’insistenza pubblicitaria sono stati sviluppati software che ne bloccano la maggior parte, tale scorciatoia dovrebbe però essere disincentivata poiché porta, a lungo andare, al collasso del sistema di autogestione di piccoli siti e creatori di contenuti. La via più breve non è dunque quella più eticamente corretta e prima di sfruttare queste applicazioni, che in futuro potrebbero anche divenire fuorilegge, vi invitiamo a riflettere sui danni che comportano.

Uno degli eventi recenti, che è stato sotto i riflettori sul web per svariati mesi, è il fenomeno chiamato “Adpocalypse”, ovvero l’apocalisse delle pubblicità. Una fetta sempre crescente di utenti ha iniziato a usare software per bloccare gli spot commerciali, soprattutto sulla piattaforma YouTube, questo ha allontanato molti investitori che non traevano più alcun beneficio dalla partnership con il sito.

In una reazione a catena, sono stati colpiti i creatori di video grandi e piccoli che non hanno potuto più monetizzare i propri contenuti, costringendoli, in molti casi a chiudere il loro canale per mancanza di fondi.

 

 

Una scelta etica

In un futuro sempre più orientato verso il modello pubblicitario bisogna quindi agire eticamente, sia da parte delle aziende, sia da parte dei consumatori.

Le prime devono essere sempre chiare e trasparenti, evitando così di inimicarsi gli utenti che vogliono raggiungere e i secondi, per avere i propri contenuti senza spendere cifre considerevoli per abbonamenti a varie piattaforme, tollerare gli spot qualora questi siano comunque conformi ai propri interessi. Ingannarsi a vicenda non può portare altro che al crollo del sistema, con perdite per entrambe le parti.

 

 

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