Sigarette elettroniche: più danni che benefici?

Ultimo aggiornamento: 20.11.19

 

Questo mezzo tanto diffuso ai giorni nostri dovrebbe aiutare a smettere di fumare, senza procurare danni: ma è davvero così?

 

Se state pensando di avvicinarvi al mondo delle sigarette elettroniche per smettere di fumare, dovete porvi una domanda: riuscirà il nuovo mezzo ad allontanarvi dal vizio o diventerete ciò che si suol dire “doppi fumatori”?

Il quesito è molto serio, in quanto il rischio che si corre è davvero importante. Come sempre vengono in aiuto gli studi, che verificano, in questo caso, quali siano in realtà i danni e non i benefici della sigaretta elettronica.

 

La ricerca

Secondo una ricerca pubblicata da PLOS One, quattro ricercatori di altrettante diverse università statunitensi hanno fatto un confronto tra i dati di censimento sulla popolazione americana, per verificare l’aspettativa di vita guadagnata con il passaggio alla sigaretta elettronica.

In realtà, il risultato è abbastanza preoccupante: pare che ci potrebbero essere più di 1,5 milioni di anni di vita persi, in quanto l’e-cig porterebbe non solo a fumare il doppio ma coinvolgerebbe anche gli adolescenti. Perché questo? Prima di tutto perché gli adulti andrebbero a fumare contemporaneamente le bionde e la sigaretta elettronica, non eliminando del tutto il vizio. In secondo luogo, soprattutto in America, la commercializzazione di liquidi contenenti aromi, oltre alla nicotina, rende appetibile ai più giovani l’idea di svapare.

Secondo i ricercatori, sarebbe opportuno riempire il vuoto delle normative, in modo da regolamentare la produzione dei liquidi e rendere obbligatoria la lista di ingredienti che compongono anche le sigarette elettroniche.

 

 

Ma cos’è la sigaretta elettronica?

Questo prodotto, che ha preso piega a partire dal 2000, è uno strumento ritenuto abbastanza efficace per allontanare la canonica sigaretta. Si basa su un corpo contenente una batteria ricaricabile, che riscalda una resistenza in grado di trasformare il liquido contenuto nelle cartucce in vapore.

Questo oggetto è talmente tanto diffuso che si è coniato un nuovo termine per indicare quando lo si fuma: svapare. Risulta utile per i fumatori in quanto nelle cartucce il liquido contenuto spesso è composto da una quantità di nicotina, variabile tra i 6 e i 24 mg, e una miscela di acqua, glicole propilenico, glicerolo e aromatizzanti.

Proprio gli aromi sono ciò che porterebbe i più giovani ad avvicinarsi a questo prodotto, in quanto dal buon sapore, trascurando che, però, potrebbero contenere una quantità tale di nicotina da renderli dipendenti.

 

Pericolosa o no?

Se pensiamo al nostro paese, secondo uno studio del 2016 sono circa 2 milioni gli svapatori occasionali o regolari, a dimostrazione di quanto questo fenomeno sia diffuso. Ma la sigaretta elettronica è sicura o no?

Secondo recenti studi possiamo stare tutt’altro che tranquilli: prima di tutto per la presenza di sostanze dannose nel liquido, come il glicole propilenico. Di base, non si tratta di un elemento pericoloso, anche se il suo uso prolungato può causare infiammazione ai polmoni e problemi come le riniti o addirittura l’asma.

Pensiamo, però, che in seguito al calore prodotto dalla resistenza, questo, insieme alla glicerina, viene a essere riscaldato: in conseguenza, potrebbe esserci la creazione di formaldeide e acetaldeide, due sostanze potenzialmente cancerogene.

Passiamo poi agli aromi: tra questi è incluso il diacetile, che è sicuro quando viene ingerito, tanto da essere usato nel burro, ma non quando viene inalato, perché può infiammare i bronchi.

 

La mancanza di una regolamentazione

Come già detto, i ricercatori fanno notare che il vero problema è proprio la mancanza di un obbligo a indicare le sostanze utilizzate in tutte le componenti dell’e-cig. Per questa ragione, non è possibile stabilire con certezza il grado di pericolosità di questi elementi, che dovrebbero essere analizzati di volta in volta.

Non va trascurata anche la possibilità di intossicare chi ci sta intorno, con il fumo passivo. Per quanto riguarda questo aspetto, infatti, non esiste una legge che vieti l’uso della sigaretta elettronica, pur contenente nicotina, nei luoghi pubblici, nonostante il vapore non causi un danno molto differente da quello del fumo tradizionale.

 

L’incidenza del cancro

Secondo uno studio finanziato da Cancer Research UK, pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine nel 2017, il passaggio dalla normale sigaretta a quella elettronica comporta, nell’arco di sei mesi, a una sostanziale diminuzione delle sostanze cancerogene presenti nel corpo e accumulate in seguito alla nicotina e al catrame.

Come però si evince proprio da questo studio, si parla di “diminuzione” e non di “eliminazione”, affermando in sostanza che la sigaretta elettronica fa meno male ma non che non fa male.

Ritorna sempre anche il problema che vede i fumatori alternare i due elementi, non abbandonando per sempre le bionde. A maggior ragione, i giovani che si avvicinano alle e-cig hanno più probabilità di ammalarsi se optano per quelle con cartucce contenenti nicotina.

 

 

In conclusione

Non possiamo porre come chiaro e assodato che la sigaretta elettronica costituisca il miglior metodo per smettere di fumare rispetto al cerotto o alle gomme alla nicotina. Quello che possiamo invece affermare con certezza è che, per lo meno, allontana e diminuisce la sigaretta canonica dalle labbra, riducendo la quantità di sostanze nocive apportate all’organismo. Non proprio una notizia ottima, ma abbastanza incoraggiante.

Per quanto riguarda invece i non fumatori, è preferibile che evitino l’uso delle e-cig, indipendentemente che contengano o meno la nicotina. Nel caso in cui ci sia, oltre alla dipendenza che si verrebbe a creare, non sono da trascurare fenomeni come l’ipertensione e il diabete, che potrebbero insorgere in seguito al suo uso.

Le sostanze aromatiche, inoltre, potrebbero essere una causa di bronchiolite obliterante, una malattia polmonare con la quale c’è poco da scherzare. Includiamo tra i non fumatori anche coloro che inalano il vapore in maniera passiva.

Se pensiamo ai bambini, non possiamo non far riferimento allo studio pubblicato nel 2016 sulla rivista Pediatrics, secondo il quale, negli Stati Uniti, le segnalazioni ai centri antiveleni sono passate da una a 225 in cinque anni.

Questo perché i bimbi più piccoli sono stati intossicati anche dal contatto con i liquidi, quando le sigarette elettroniche vengono lasciate incustodite: pensate però che quelle sostanze, voi, le inalate.

 

 

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