Come usare una macchina fotografica Polaroid

Ultimo aggiornamento: 02.02.23

 

Come funziona la macchina fotografica Polaroid istantanea

La macchina fotografica Polaroid a stampa istantanea venne messa a punto dall’inventore e imprenditore americano Edwin Herbert Land, a partire dal brevetto di uno speciale foglio di plastica utilizzato per polarizzare la luce.

 

Un po’ di storia

Il principio di funzionamento delle prime fotocamere Polaroid, era basato interamente sul supporto, ovvero la pellicola autosviluppante, la fotocamera era soltanto uno strumento ottimizzato per consentire all’ottica di trasferire la luce sulla pellicola e non giocava alcun ruolo nel processo di sviluppo delle immagini, a differenza dei modelli attuali che usano una diversa tecnologia nella quale la fotocamera è parte integrante del processo di stampa, come vedremo più avanti.

I primi supporti, quindi, erano dei fogli di plastica fotosensibile coperti da una pellicola impregnata con una sostanza reagente, cosparsa sul lato a contatto del foglio stesso. Una volta scattata la foto e impressionata la pellicola, il foglio veniva estratto manualmente dalla fotocamera e dopo un intervallo di tempo, più o meno 60 secondi, veniva separato dallo strato contenente il reagente, rivelando così l’immagine impressa direttamente in positivo.

Questo sistema nacque originariamente in bianco e nero ed ebbe subito un grande successo commerciale grazie alla rapidità della stampa, la quale non richiedeva più il passaggio intermedio rappresentato dallo sviluppo del negativo, e quindi l’uso della camera oscura.

La diffusione di massa della stampa istantanea Polaroid, però, avvenne soltanto nel momento in cui vennero perfezionate le pellicole istantanee a colori, e verso la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta le fotocamere Polaroid rivoluzionarono il mercato diffondendosi a macchia d’olio presso la fascia di utenza amatoriale e dilettantistica.

I limiti della fotografia istantanea Polaroid, però, erano rappresentati dal rapido decadimento delle stampe, che soffrivano in modo particolare dell’invecchiamento e dell’esposizione alla luce; le fotografie Polaroid ottenute con questo metodo, infatti, già dopo pochi anni tendevano a sbiadire e a virare fortemente verso il blu.

L’evoluzione sul tema

Nel 2008 Polaroid annunciò la cessazione della produzione di pellicole istantanee basate sul principio dei reagenti e l’inizio della produzione di una nuova tecnologia di stampa senza utilizzo di inchiostro. Questa nuova tecnologia prevede l’integrazione, in tutte le fotocamere Polaroid, di una piccolissima stampante a colori che opera su una carta speciale fatta di pigmenti cristallini, i quali si colorano mediante un processo termico.

Anche se in linea di principio i due sistemi sono analoghi, in quanto basati su un supporto trattato chimicamente, la nuova tecnologia utilizzata è stata definita ZINK (cioè Zero-Ink) sottolineando quindi l’assenza di inchiostri, perché di fatto la foto viene “stampata” all’interno della fotocamera per poi essere espulsa.

Un’altra caratteristica limitante del metodo di stampa istantaneo Polaroid, comune a tutte le fotocamere vecchie e nuove, è dato dal numero ridotto di fogli contenuti nelle cartucce e, di conseguenza, dal costo delle singole stampe, che è decisamente più alto rispetto alla stampa chimica tradizionale e a quella digitale.

 

 

 

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