Come usare una telecamera endoscopica

Ultimo aggiornamento: 23.02.24

 

Com’è fatto un endoscopio

Come abbiamo accennato in precedenza, il primo endoscopio fu creato in Francia nel 1852, ed era composto da un tubo rigido con delle lenti alle estremità, e l’illuminazione era fornita da una lampada a gas.

La sua struttura è rimasta più o meno invariata per circa 100 anni, evolvendosi soltanto nella forma, nelle dimensioni, nel tipo di materiale usato per la sua costruzione e per la tipologia di illuminazione, che a un certo punto divenne elettrica.

Nel 1950, grazie alle fibre ottiche, l’endoscopio diventò uno strumento molto più flessibile, ma è stato soltanto nell’epoca della miniaturizzazione e delle nuove tecnologie, soprattutto i LED e i transistor, che l’endoscopio ha assunto l’aspetto definitivo che conosciamo anche oggi.

Le fibre ottiche sono ancora usate ovviamente, ma solo per determinate tipologie di endoscopio; grazie alle microtelecamere e ai display LED, infatti, oggi è possibile produrre delle versioni dal costo decisamente irrisorio e di gran lunga più facili da usare, ragion per cui il loro utilizzo si è diffuso a macchia d’olio in moltissimi settori, incluso quello del fai da te.

 

Entriamo nel dettaglio

Questo dispositivo, nella maggior parte dei casi, è formato da un tubo semi-rigido la cui lunghezza può variare a seconda del modello e della sua destinazione d’uso.

All’estremità anteriore del tubo, che solitamente è definito cavo-sonda o semplicemente sonda, è collocata una microtelecamera, mentre all’estremità posteriore si trova uno spinotto per consentire il collegamento del cavo-sonda al corpo principale, che fornisce alimentazione al dispositivo, permette il suo controllo e ospita il display LED sul quale vengono visualizzate le immagini trasmesse dalla microcamera.

A seconda del modello inoltre, a parte il dispositivo ottico, l’estremità anteriore può alloggiare ulteriori dispositivi azionati a distanza mediante il corpo principale a cui è collegata la sonda, e che permettono di eseguire compiti più o meno specifici a seconda del caso e del tipo di applicazione a cui è destinato.

In conclusione

Nel complesso, però, l’aspetto e il principio di funzionamento di un endoscopio non cambiano più di tanto, a prescindere dall’uso che bisogna farne; l’unica differenza sostanziale tra un modello e l’altro è data dalla lunghezza del cavo-sonda, che può variare dai 50 centimetri ai 5 metri e oltre. Anche l’alimentazione del dispositivo, fatte le debite eccezioni, è standard e di solito è batteria.

 

 

 

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