Domande frequenti sugli esposimetri

Ultimo aggiornamento: 22.04.24

 

Q1: A cosa serve l’esposimetro?

L’esposimetro è uno strumento fotometrico, serve cioè a misurare l’intensità della luce presente in un ambiente, e di conseguenza le proprietà ottiche di riflessione possedute da oggetti solidi e liquidi; in parole povere, quindi, serve a misurare sia la luce incidente, cioè quella che colpisce i soggetti osservati, sia quella riflessa dagli stessi.

Il principio di funzionamento di un esposimetro, quindi, è identico a quello di un qualsiasi fotometro o luxmetro, e l’unica differenza sostanziale tra questi dispositivi, oltre allo specifico livello tecnologico posseduto dallo strumento, risiede soltanto nel tipo di scala utilizzata per le letture.

Il luxmetro, per esempio, visualizza i risultati delle misurazioni nelle scale di valori Lux o Foot-Candle, e per questa ragione può essere impiegato per una vasta gamma di applicazioni.

In fotografia e nel cinema, invece, l’esposimetro viene usato per ricavare il valore di esposizione EV di una scena, in modo da poter valutare correttamente l’apertura del diaframma e il tempo di posa da impostare al fine di ottenere i risultati migliori, sia per il singolo scatto fotografico sia per le riprese video.

Di solito le fotocamere e le videocamere digitali moderne, sono dotate di un esposimetro interno; quest’ultimo, però, è in grado di misurare soltanto la luce riflessa.

Quello esterno viene quindi utilizzato prevalentemente per misurare la luce incidente sul soggetto, confrontare la lettura con quella relativa alla luce riflessa e calcolare quindi la media necessaria a stabilire la coppia ottimale per il diaframma e il tempo di posa.

 

Q2: Come leggere l’esposimetro?

Le lettura dell’esposimetro varia sia in base al tipo di strumento, che può essere analogico o digitale, sia per il metodo usato.

Nell’esposimetro analogico il risultato della misurazione è visualizzato mediante una lancetta; dopo aver bloccato la lancetta sull’intensità di luce misurata, quindi, bisogna far coincidere con la stessa il cursore di riferimento delle altre ghiere, ruotandole, in modo da ottenere la coppia tempo/diaframma da impostare nella fotocamera.

Nei modelli digitali, invece, la lettura è facilitata dal display LCD, che fornisce in maniera immediata sia il valore di esposizione sia la relativa coppia da impostare; quest’ultima è fornita sulla base della sensibilità ISO selezionata al momento della misurazione.

Il vantaggio dei digitali rispetto a quelli analogici, quindi, sta nel fatto più semplici da usare e veloci nelle misurazioni; gli esposimetri digitali più avanzati e costosi, inoltre, sono in grado di funzionare anche come colorimetri e spettrometri.

I metodi usati, invece, sono quattro: spot, semispot, medio o multizona, detto anche matrix. La misurazione spot, per esempio, è il metodo più preciso ma richiede anche molta esperienza prima di essere padroneggiato e quindi offrire buoni risultati.

La misurazione media comprende tutta la scena inquadrata, ma in presenza di elementi dal contrasto marcato le letture ottenute possono risultare più o meno imprecise; la misurazione semispot, invece, combina le modalità spot e media, in modo da ottenere una lettura globale della scena che però privilegia la zona centrale.

Il metodo più avanzato, invece, è il matrix, il quale utilizza diversi sensori e dei particolari algoritmi di calcolo per mediare e confrontare i risultati di lettura con quelli già memorizzati all’interno della fotocamera.

 

 

 

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