Le opere fatte con materiali riciclati

Ultimo aggiornamento: 15.11.19

 

Anche l’arte viene in aiuto, quando si tratta di preservare l’ambiente nel quale viviamo: opere fatte con materiali riciclati sono la nuova tendenza.

 

Vi sarà sicuramente capitato di vedere opere molto originali, quadri e sculture che utilizzano materiale riciclato per venire alla luce. Questo metodo aiuta non solo a rendere il pianeta più pulito ma anche più interessante la fruizione di nuovi contenuti.

 

Ranya Art

Un esempio sono le opere di Ranya Art, nome d’arte di Pamela P., nata a Roma e da sempre attenta all’ambiente. Le sue sculture riproducono volti in perfetto stile classico, mescolato con il punk e lo steampunk. Non mancano infatti i tipici occhiali o i monocoli ricavati proprio da materiali di scarto che, gettati nella spazzatura, riprendono vita una volta assemblati in forme nuove e originali. Come racconta Ranya Art, ogni sua composizione può contenere dalle 500 alle 700 componenti elettroniche, derivanti da videoregistratori, lettori DVD (lista dei migliori prodotti), console e così via, insomma tutte parti che non servono più e che finirebbero per essere compattate in discarica.

La genialità del suo lavoro riesce a tramutare proprio questi oggetti ormai in disuso in un’opera contemporanea, bella da fruire durante una mostra o da esporre in un salotto moderno. Niente è lasciato al caso: prima dell’assemblaggio l’artista sceglie con cura il pezzo da incastrare, per ottenere un effetto fuori dal comune.

I volti raffigurati possono essere di personaggi famosi, come Dalì e Chaplin, che assumono sembianze punk, mescolando il vintage con l’innovazione. Basta infatti un particolare per trasformare un modello tradizionale in un elemento diverso dal solito.

Ma come è venuta un’idea così particolare a Ranya Art? L’artista racconta di essere stata colpita dal volto di un tatuatore durante l’International Tattoo Expo di Roma, di averne rubato i dettagli per dare vita a 26 sculture che si chiamano tutte “il ragazzo”.

Nonostante si tratti di volti abbastanza simili, la particolarità sta nelle espressioni differenti per ognuno, che interpretano lo stato d’animo dell’artista nel momento in cui ha creato quell’opera. Da sole esprimono una parola e, tutte insieme, un’intera frase che avvicina al mondo di Ranya Art.

 

 

Bordalo II e Hitotsuyama

La tendenza al riciclo che diventa arte vede altri personaggi interessati ad avere maggiore attenzione per l’ambiente. Arriva dal Portogallo Bordalo II, che crea opere urbane: parte da una base in legno, alla quale aggiunge spazzatura, teli di plastica, pneumatici, pezzi di veicoli e cavi elettrici per dare vita a sculture raffiguranti animali.

Come dettaglio finale, Bordalo II aggiunge una verniciatura a spruzzo che rende omogeneo il tutto e infonde un pezzo di anima alla sua creatura. La finalità dell’artista è quella di focalizzare il problema dell’inquinamento, raffigurando gli animali e usando tutti quei materiali che contribuiscono a farli estinguere o a farli vivere male.

Chie Hitotsuyama viene invece dal Giappone e usa la carta per realizzare sculture di animali a grandezza naturale. L’artista si serve di un team per dare vita alle sue opere, che hanno una corrispondenza impressionante con la realtà.

Come fanno? Un po’ come si fa per la cartapesta: prima la bagnano, poi la torcono e la arrotolano, modellandola con le mani per farle assumere la forma voluta. La grande originalità sta nello scegliere carta colorata, per creare le sfumature che rendano più vero l’animale raffigurato. L’attenzione è stata rivolta in particolare alle specie in estinzione, come i lamantini, le tartarughe e il rinoceronte. L’effetto è incredibile!

 

Jane Perkins ed Elizabeth Moss

Si occupa invece della creazione di quadri con materiali di riciclo l’artista britannica Jane Perkins, la cui attività si interessa di dare vita a dei collage mettendo insieme materiali di scarto. Non si tratta però di soggetti nuovi, ma della riproduzione di quadri già famosi, come i Girasoli di Van Gogh o La Gioconda di Leonardo. Ciò che vuole ottenere l’artista è lo stupore dell’osservatore, che comprende come un oggetto familiare e solitamente utile ad altre funzioni diventi parte integrante di una composizione già vista in altre forme.

I tempi di realizzazione sono abbastanza lunghi, in quanto la Perkins deve essere in grado di trovare la giusta combinazione di colori, che aiuti l’occhio a individuare esattamente il soggetto raffigurato.

Elizabeth Moss invece crea quadri e sculture innovative, che hanno un sapore etnico e si basano sull’assemblaggio di materiali di riciclo. Per trovarli, l’artista fa un giro tra diversi depositi e individua ciò che potrebbe andare bene per ottenere il risultato finale.

Fondere l’interesse per l’ambiente con la propria arte rende, per la Moss, più importante il lavoro svolto, incentrato sulla necessità di muovere gli animi verso un’attenzione maggiore per il pianeta e l’inquinamento.

 

Gyre: The Plastic Ocean

Il Museo di Anchorage in Alaska ha organizzato una mostra itinerante che ha lo scopo di incentivare l’attenzione degli utenti all’inquinamento mondiale. Le opere incluse sono infatti realizzate con materiali di scarto, riciclati appositamente per assumere una nuova forma.

Si tratta di tappi, bottiglie in plastica e tutti elementi del genere, che hanno lo scopo di rendere visibile ciò che il pianeta subisce.

 

 

Le opere geek

Non sono pochi gli artisti che riciclano delle componenti elettroniche per creare nuove forme. Anche le aziende non sono esenti da tentativi del genere: pensiamo ad Asus, che ha messo insieme diverse motherboard ormai in disuso, per raffigurare una Gioconda molto particolare.

Ci sono poi cofanetti fatti di circuiti, teschi ottenuti assemblando pezzi di vecchie tastiere, e installazioni, come quella di Clemence Eliard ed Elise Morin, che hanno messo insieme circa 65.000 CD, creando una superficie simile a quella del mare mosso.

L’esibizione Great Artspectations a Edimburgo ha visto l’allestimento di Sandy Smith, un artista che ha messo insieme tanti monitor colorati, a formare una parete. Che dire poi delle maschere Sci-Fi, create proprio con componenti elettronici in disuso?

Nel Regno Unito è stata anche realizzata una scultura imponente, denominata WEEE man, un robot alto ben 7 metri. Ma non mancano idee molto originali, più di quelle che abbiano elencato finora: un anello di matrimonio, con tanto di tasto Delete incastonato… non proprio una bella premessa! Sembrano oggetti da museo, in realtà molti sono in vendita e risultano davvero di grande impatto, se esposti nell’ambiente giusto.

 

 

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